Savana, giungla, montagne e una trentina di etnie che vivono come millenni fa. L'ultima wilderness africana è nel sud dell'Etiopia, lungo la valle del fiume Omo. Un viaggio alle origini della storia.

Qui, dove ogni volto racconta una storia, si trova la risposta all’enigma più antico: quello sulle origini dell’uomo. Nella valle di un grande fiume, l’Omo, ultima wilderness africana, cuore caldo dell’Etiopia, tra montagne e foreste, aride savane e laghi incastonati nell’enorme spaccatura della Rift Valley, un dio generoso ha voluto far nascere e crescere, uno accanto all’altro, una trentina di popoli. Alcune centinaia di migliaia d’individui sono sopravvissute con un’economia di sussistenza in una fase di protostoria, lontano e fuori dalle vicende del mondo, mantenendo cristallizzate fino a oggi tradizioni e stili di vita ancestrali. Hanno dato così  origine a un incredibile e gigantesco museo etnografico vivente, unico sul pianeta, rimasto intatto per millenni grazie al totale isolamento di queste terre remote.

Si arriva fin qui per ammirare, finché sarà possibile, un’umanità diversa e unica, che fa riflettere sull’evoluzione della specie umana e  che consente, come una macchina del tempo, di tornare indietro per gettare uno sguardo sulla vita di millenni fa. Un viaggio che diventa confronto e dialogo, senza bisogno di parole, con le persone che si incontrano, un’esperienza da vivere con realismo e un pizzico di disincanto. Per non cadere nel falso mito del paradiso terrestre o, ancora peggio, farsi prendere dalla surreale e tragica sensazione di trovarsi di fronte a uno zoo umano.

Se la Valle dell’Omo un eden lo è davvero, e si nutre di natura e cultura primordiali e intense, di certo non ha nulla di incontaminato. L’incontro con la gente dei villaggi non è né spontaneo, né innocente. Non c’è popolazione in quest’angolo perduto di Africa che sia rimasta indifferente alle lusinghe dell’industria turistica. Spesso si prova fastidio, o si rimane addirittura scioccati, dalla loro natura mercenaria, ma non si deve dimenticare che questo può essere il mezzo attraverso il quale i gruppi etnici traggono sostentamento economico e riescono a conservare le loro tradizioni.

Si incontrano tribù diverse: Dorze, Konso, Hamar, Surma e Mursi. Le tappe, da luoghi reali, diventano spazi della preistoria e della fantasia e si confondono nell’immaginario. Pur con differenti origini e in perenne conflitto tra loro per il possesso di elementi vitali come acqua, pascoli, armenti, queste genti hanno molte caratteristiche comuni: la religione animista, la poligamia, le scarificazioni corporali, la nudità, il potere assoluto dei maschi e la subalternità delle donne. Alcune etnie vivono di agricoltura, altre di pastorizia, altre ancora di caccia e di pesca.

Su tutto dominano i corpi statuari che comunicano e parlano. Sempre abbelliti. Qualsiasi oggetto può servire per realizzare collane, orecchini, bracciali, gonnellini: frammenti di ossi e avorio, perline di vetro, alluminio, legno, corteccia, conchiglie, semi. Incredibile la varietà nelle acconciature: treccine spalmate di burro, fermate da cilindretti di osso e legno, riccioli tagliati a caschetto o attorcigliati intorno alla testa. Per gli uomini, cranio rasato con arditi ciuffi arricchiti di piume, creste, codini. Una babele di bellezze e stili. E' il corpo stesso a venire coinvolto in mille modi: scarificazioni, tatuaggi, cicatrici, piercing multipli, anelli al naso e il celebre piattello labiale, che può essere piccolo o diventare grandissimo. Questa inesauribile creatività risponde però a una sola, fondamentale esigenza: distinguersi in base al gruppo di appartenenza, di età e allo status sociale e anche, perché no, per farsi belli e attirare il partner.

Chi viene nella valle dell’Omo vive un’esperienza unica e, una volta a casa, riporta intatte le immagini di un mondo ancestrale, che scompare giorno dopo giorno. Un ricordo che si attacca alla pelle come il caldo d’agosto, inebria gli occhi di colori e umanità varia e ogni tanto, ritorna alla mente con dolce nostalgia.

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