LA DANCALIA E L'ETIOPIA STORICA

DANCALIA

La depressione dell’Afar è una fossa tettonica di forma triangolare che si estende lungo la parte meridionale del Mar Rosso, essendosi formata dopo il Miocene per il distacco della placca arabica da quella africana. La depressione dell’Afar è limitata ad ovest dalla scarpata dell’altopiano etiopico (circa 520 km), ad est dal Mar Rosso (circa 550 km dalla penisola di Buri al golfo di Tagiura) e a sud dall’altopiano dell’Harar. Questa regione desertica di 150.000 km2, chiamata “triangolo degli Afar” perché abitata dall’omonima popolazione, è la zona di congiunzione di tre grandi sistemi di fratture della crosta terrestre (il Mar Rosso, il Golfo di Aden, e la Great Rift Valley africana) e area di confine di 4 stati africani (Etiopia, Eritrea, Gibuti, Somalia).


La Dancalia costituisce la parte settentrionale della depressione dell’Afar con una superficie di circa 50.000 km2 di cui circa 10.000 km2 si trovano al di sotto del livello del mare. La Dancalia è una terra estrema caratterizzata da deserti di lava a causa dell’intenso vulcanismo dell’area e da un enorme strato di rocce evaporitiche, conosciuto come la “Piana del Sale”, posto circa a 120 m al di sotto del livello del mare, che ricopre la parte centrale della depressione per circa 6000 km2, con spessori stimati da 1000 a 3000 metri. Gli italiani in epoca coloniale identificavano la Dancalia con l’intero triangolo dell’Afar, invece che con la sua sola porzione settentrionale. Allora per gli italiani valse l’equivalenza Afar = Dancalia per la regione geografica,

L' ESTRAZIONE DEL SALE
Da dicembre a marzo, nel periodo più favorevole dell'anno quando la temperatura si aggira sui 40°, è possibile assistere all'estrazione del sale effettuata in condizioni primordiali. I Tigrini, gruppo etnico residente nell'area del Corno d'Africa, incidono con asce la crosta salina e sollevano i grandi lastroni facendo leva con lunghi bastoni, gli Afar, con una specie d'ascia a manico corto, squadrano ad occhio mattonelle perfettamente uguali di misura predeterminata da 4 kg (ganfùr) o da 8 kg (ghelaò) fino a 300 pezzi al giorno per persona. Legate ordinatamente saranno trasportate dagli Afar a dorso di dromedario ed asinello in carovane che in alcuni giorni possono raggiungere i duemila animali per una lunghezza di chilometri fino a Berhale da dove, con autocarri, verranno portate alle varie destinazioni. 

DALLOL
Il Dallol è una località dell Etiopia posta al margine del grande Piano del Sale nella Dancalia settentrionale. All'interno del cratere del vulcano Dallol sono presenti delle sorgenti geyseriane (80-100 °C) che emettono soluzioni di sali, in particolare cloruri di potassio, sodio e magnesio che formano vaste incrostazioni. Durante il periodo coloniale, questi depositi vennero sfruttati dalla Compagnia Mineraria dell'Africa orientale (Comina) del Gruppo Montecatini, che forniva cloruro di potassio, che veniva avviato al piccolo porto di Mersa Fatima sul Mar Rosso a mezzo di una decauville.

La produzione fu particolarmente intensa durante la Prima guerra mondiale, quando le Potenze della Triplice Alleanza non poterono più approvvigionarsi di potassa, che era prodotta nei giacimenti tedeschi di Staßfurt.

Lo sfruttamento è ormai cessato da molti anni, e Dallol è attualmente meta di un turismo di élite affascinato dalle desolate distese dai mille colori della Dancalia.

Questa vasta zona desolata è conosciuta per le sue curiose formazioni geologiche: sorgenti calde acide, montagne di zolfo, coni di sale, piccoli geyser gassosi, vasche di acidi isolate da cornici di cristalli di sale e concrezioni, di evaporiti, di zolfo, di cloruro di magnesio o di soda solidificati. Il tutto su un fondo bianco, giallo, verde o rosso ocra, colori dati dalla forte presenza si zolfo, ossido di ferro, e di vari altri minerali.

In certe sorgenti calde si manifestano delle piccole colate di sale di bisolfiti e di zolfo. I minerali fluiscono da camini e geyser che abbondano nel sito.

Spesso le emissioni dei geyser e delle fumarole sono tossici. Non di rado si trovano dei cadaveri di piccoli animali, nei piccoli crateri. In oltre il suolo fragile cela vasche acide che diventano delle vere e proprie trappole per animali e uomini. Altra particolarità, i piccoli geyser, presenti solo in questo luogo. Vi si notano ingiallimenti permanenti di gas sulla superficie degli stagni acidi con concrezioni a forma di spugna formata da cristalli di sale o emissioni di goccioline di acqua calda con strani gorgoglii.

LALIBELA
Nota anche come la "Petra Africana" è la località di maggior interesse turistico dell'Etiopia per la presenza delle numerose chiese scavate nella roccia. Si pensa che tali chiese risalgano ai secoli XII e XIII e che furono costruite per volontà del re Lalibela (alla sua morte la città che prima si chiamava Roha, assunse in suo onore il nome attuale). Secondo la leggenda il re in occasione di un suo viaggio rimase meravigliato degli edifici visti a Gerusalemme e fece voto di fondare una nuova Gerusalemme in Etiopia. In realtà gli edifici sono diversi fra loro ed è probabile che alcuni siano stati realizzati in epoche successive al suo regno.
Le chiese, uniche al mondo, sono costruite su tufo rosso vulcanico abbastanza facile da lavorare. Veniva delimitata l'area interessata e scavato un profondo fossato intorno al blocco di roccia viva che doveva essere scolpito all'interno per ricavarne la chiesa. La Chiesa di San Giorgio, Bet Giyorgis, e senz'altro la più famosa e la più fotografata dell'intero complesso e rappresenta l'apogeo dell'architettura rupestre; sorge su un basamento a tre piani ed è a forma di croce greca. Dice la leggenda che San Giorgio, protettore dell'Etiopia, apparve a Lalibela lamentando che non fosse stata dedicata alcuna chiesa a lui; il re si scusò e fece costruire la più bella chiesa in onore di San Giorgio. 

In Etiopia il cristianesimo è ben radicato fin dal 335, di conseguenza si possono ammirare spettacolari monumenti, enormi sculture rupestri, castelli, monasteri, chiese e cappelle con decorazioni e splendidi affreschi ben conservati dal fervore ortodosso dei credenti e dai numerosi sacerdoti eremiti, fervore che é rimasto immutato nei secoli. E non sono da meno le bellezze naturali: montagne, parchi, laghi, fiumi e cascate che uniti a un’atmosfera mistica compongono un quadro di grande suggestione.

Di fondamentale importanza è il Timkat ovvero l' “epifania copta”, ricorrenza religiosa che cade ogni anno attorno al 15 di gennaio. Secondo la tradizione ogni chiesa tiene nella parte sacra e inaccessibile una una copia dell’Arca dell’Alleanza.

Le processioni del Timkat che si tengono in ogni città e paese dell’ Etiopia cristiana, sono dei percorsi di preghiera, canti e danze religiose fatti per accompagnare le sacre Tavole verso un punto d’acqua, simbolo della fonte battesimale. La bellezza di queste processioni è nel fervore religioso e nella genuinità dei fedeli che vi partecipano.

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